Galeoto, "A Taranto ho lasciato un progetto incompleto"

Ventinove presenze e una rete nella stagione 2001-2002, quella del 3-2 nella semifinale play-off a Lanciano, che consentì al Taranto di disputare la semifinale di ritorno allo Iacovone in una posizione di vantaggio: parliamo di mister Francesco Galeoto, ex terzino rossoblu, che abbiamo intervistato per sapere cosa fa oggi e conoscere il suo punto di vista sul Taranto del passato e del futuro.

Cosa fa oggi Francesco Galeoto?

Quest'anno ho allenato l'Alcamo, società di Eccellenza, cercando di curare al meglio la gestione tecnica della società e dei giovani. In più, ho una scuola calcio sempre ad Alcamo.

Palermo, Salernitana, Treviso, Crotone, Taranto, Pescara: tra tutte le squadre in cui hai giocato qual è quella che ti ha regalato maggior calore e soddisfazione?

A parte il Palermo, che è la squadra della mia città con la cui maglia ho trascorso due anni bellissimi, posso dire di essere stato benissimo ovunque. Ho vinto tanti campionati, eccetto la stagione in cui indossai la maglia rossoblu. Quello è rimasto un mio cruccio; avevamo una squadra fortissima ma purtroppo non siamo riusciti a regalare una soddisfazione a una tifoseria davvero splendida. Ritengo che Taranto sia una piazza che merita la Serie A e questo l'ho sempre sostenuto.

Lanciano-Taranto, semifinale play-off, è stata probabilmente la tua migliore partita in rossoblu...

Partimmo molto bene con il gol di Riganò su rigore; poi fummo raggiunti e andammo sotto per 3-1. Ci sembrava più facile di quanto in realtà fosse. Nel secondo tempo non riuscivamo ad accorciare il risultato, fin quando non ho preso la palla quasi a centrocampo e sotto una pioggia battente non mi sono avventurato in una serpentina, concludendo sotto l'incrocio. Ricordo il boato del settore ospiti. La partita di ritorno fu in discesa in uno Iacovone stracolmo. Poi andammo a giocare a Catania in un ambiente particolare con almeno due episodi a nostro sfavore e un gol regolare annullato a Marziano.


A fine gara fosti aggredito dalla tifoseria locale con Riganò che prese le tue difese...

Sì, Christian e Pietro Parente mi aiutarono; in campo stava succedendo di tutto, con i dirigenti del Catania che erano già in campo dalla fine del primo tempo.

Allo Iacovone poi andò come tutti sappiamo... Qual è il tuo maggior rammarico?

Non aver regalato quella gioia a una grandissima tifoseria. Noi in quei giorni ci isolammo dal resto della città, andando in ritiro a Ostuni. Quando arrivammo nei pressi dello stadio due ore prima della gara, l'accoglienza fu impressionante e gli spalti erano già pieni. Non mi dimenticherò mai quel pubblico; purtroppo è andata come è andata. Un giorno mi piacerebbe sedere sulla panchina del Taranto per prendermi una specie di rivincita.

Oggi i giocatori alla Galeoto che corrono su e giù per la fascia non ci sono più. Al massimo si trovano terzini che fanno bene la fase offensiva, ma poi non difendono.

Vero, oggi è tutto diverso; i terzini si spingono in avanti, hanno buone doti tecniche e offensive ma spesso non curano la fase difensiva. Pensiamo a Cancelo che nella Juventus anche per questo ha trovato poco spazio. Mister Simonelli con noi difensori si raccomandava prima sulla fase difensiva e poi su quella offensiva.

Conosci il presidente Giove; quali sono i passi da fare per ripartire alla grande?

Sì, lo conosco bene, quell'anno c'era lui alla presidenza. Penso che non si debba perdere tempo e si debba allestire subito una squadra forte, secondo le indicazioni dell'allenatore. Non si può sbagliare se si vuole essere protagonisti. Penso comunque che lui abbia le idee ben chiare.

Andrea Loiacono